20 January 2011

Patto di stabilità territoriale della Regione Emilia-Romagna

Al di là di alcune affermazioni un po’ strumentali e decisamente demagogiche da parte dei Consiglieri del centro-sinistra che mi hanno preceduto, il documento che noi ci apprestiamo a votare questa mattina ci consente di fare alcune riflessioni.
La prima riflessione è che il nostro Paese, pur in una situazione di grande turbolenza economica internazionale e di instabilità finanziaria, è un Paese che ha messo in sicurezza i suoi conti pubblici grazie al controllo ferreo esercitato dal Ministro dell’Economia e dall’assoluto rigore adottato nell’adempiere proprio ai principi contenuti nei documenti che gli Stati membri dell’Unione Europea hanno sottoscritto firmando il patto di stabilità e di crescita europeo.
Capisco, naturalmente, la necessità della propaganda politica, tesa a magnificare l’iniziativa della nostra Regione, ma è fuor di dubbio che il documento che stiamo per approvare discende da specifiche misure legislative promosse dal Governo Berlusconi, che aprono una stagione di compiuto federalismo reso possibile – in un Paese dove la calamità del debito pubblico viene da lontano e costituisce un grave fardello – proprio dal rigoroso controllo del patto di stabilità operato dal Governo, come tutti gli indicatori internazionali evidenziano. E’, quindi, il nostro Governo che ha reso possibile per le Regioni, secondo la logica federalista richiamata, mitigare l’effetto del controllo rigido del patto di stabilità sugli enti locali adottando specifiche norme di “regionalizzazione” del patto di stabilità. Questo è un aspetto molto positivo, perché ci sono Regioni che, avendo i conti in ordine e la spesa sanitaria sotto controllo, possono assumersi l’onere di farsi garanti, nei confronti dello Stato, dei bilanci degli enti locali del proprio territorio, assumendo il ruolo di gestore unico del saldo complessivo legato al rispetto del patto di stabilità tra lo Stato e l’intera regione. La Regione Emilia-Romagna può varare il Patto di stabilità territoriale perché, pur avendo un disavanzo apprezzabile nella spesa sanitaria – come si è visto, ad esempio, per quanto riguarda il deficit dell’ASL di Forlì-Cesena – ha un bilancio solido e sotto controllo.
Noi apprezziamo lo sforzo fatto dalla Regione per “regionalizzare” il Patto di stabilità, perché abbiamo una visione pragmatica e non ideologica della politica e, soprattutto, perché siamo favorevoli al nuovo corso federalista che oggi si apre in quest’Aula con questo importante provvedimento che il quadro legislativo del Governo di centrp-destra rende finalmente possibile.
Pur apprezzando questo sforzo, però, avvertiamo qualche criticità. Frequentando, infatti, da diversi anni il Consiglio regionale e conoscendo bene i nostri interlocutori politici, non vorremmo che nell’applicazione di questo nuovo strumento federalista la Regione esercitasse l’atteggiamento dirigista e centralista che ben conosciamo. Dico questo perché non vorrei che la Regione intervenisse con invadenza e direttività eccessive, discrezionali e maldestramente arbitrarie nei sistemi di verifica e di controllo dei bilanci di comuni e province e nei sistemi autorizzativi che liberano risorse per investimenti o consentono percorsi guidati di sforamenti calibrati del patto di stabilità dell’ente locale previsti dal provvedimento, vanificando le finalità federaliste dello strumento. Troppe volte, infatti, al di là della retorica della partecipazione, abbiamo visto la Regione, dopo il consueto rituale di incontri, riunioni, udienze, decidere, sentendo tutti ma non ascoltando nessuno, senza modificare di una virgola la propria iniziale posizione. Ecco, qui noi vediamo una certa possibile criticità, che ci auguriamo possa essere anche in qualche modo superata, visto che vi sono anche emendamenti che vanno in questa direzione.
Per concludere, noi vediamo con favore questa prima iniziativa legislativa regionale che va a corredo della legislazione nazionale e che apre una stagione federalista da tempo auspicata, consentendoci di adottare misure di riequilibrio territoriale di cui in questa regione c’è assoluto bisogno. L’unica criticità, ritorno sull’argomento, ci pare possa essere l’estrema autonomia, dal sapore dirigista, della Regione nelle decisioni che sono a corredo di questo strumento, in considerazione della quale annuncio che il nostro voto sarà di astensione.

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